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<title mode="escaped" type="text/html">G-Blog | It's a marketing blog</title>
<tagline mode="escaped" type="text/html">Giusepperollino.com - It's a marketing juice. Questo &amp;egrave; il blog del sito personale di Giuseppe Rollino, specialista del marketing. Il sito contiene in dettaglio le mie esperienze lavorative, con un approfondimento sulle attivit&amp;agrave; sviluppate. Oggi sono Responsabile Marketing e Prodotto nella Finanzio Facile S.p.A. Il resto sono i fatti, le passioni ed i sogni. La vita, insomma.</tagline>
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<name>Giuseppe</name>
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<title mode="escaped" type="text/html">Se A, B e C sono bravi, cacciamoli!</title>
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<div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml">Quello che segue  stata risposta a questa domanda.

Un saluto a tutti.</div>
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<title mode="escaped" type="text/html">Distinguersi non sempre paga - Blu Vs. 3</title>
<content mode="escaped" type="text/html" xml:base="http://www.giusepperollino.com/blog/index.html" xml:space="preserve">Dopo un lungo periodo di assenza, rieccoci a parlare di pubblicit&amp;agrave;, e in modo specifico del tema creativit&amp;agrave;, sempre indicata come una delle leve di sicuro successo nella comunicazione aziendale. Eppure, esistono esempi anche piuttosto recenti di pubblicit&amp;agrave; molto creativa che non ha permesso all'azienda di imporsi sul mercato. L'esempio trattato &amp;egrave; quello della Blu, quarto gestore GSM delle telecomunicazioni mobili italiane sul finire degli anni '90.&lt;br /&gt;Tema fondamentale era il futuro prossimo. Il claim era proprio: "Blu, il futuro che non c'era". Tutto fu incentrato su questo, ma l'elemento pi&amp;ugrave; interessante era sicuramente un passeggino con un bambino che rideva. La capacità di marketing dell'azienda fu tale che nel 2000 il marchio Blu era accreditato di un valore superiore a quello Wind, azienda pi&amp;ugrave; grande, presente sul mercato da pi&amp;ugrave; tempo ma incapace di dare forza e visibilit&amp;agrave; al proprio brand.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla prova del tempo, per&amp;ograve;, la Blu non ha retto. L'azienda, infatti, non esiste pi&amp;ugrave; essendosi sciolta dopo il fallimento dell'operazione per l'acquisizione della licenza UMTS.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se proviamo a fare un confronto, vediamo le differenze con l'attuale quarto gestore italiano, la 3, marchio della H3G. Le differenze sono tante, ovviamente. H3G &amp;egrave; solo il braccio operativo in Italia di un colosso mondiale delle telecomunicazioni mobili (la Hutchinson Wampoa di Hong Kong che ha adottato la stessa strategia di Brand Globale adottato dalla Vodafone). Le basi finanziarie e tecnologiche sono sicuramente diverse rispetto a Blu; ma ci&amp;ograve; che &amp;egrave; interessante &amp;egrave; sicuramente l'approccio alla comunicazione pubblicitaria. Ci troviamo in un tipico caso di follower, visto che si imita a tutto spiano la filosofia pubblicitaria della Armando Testa per la Tim, che da anni ormai ci affolla la mente di volti noti e storie (talvolta banali e stupide) che servono ad affermare meglio il messaggio pubblicitario. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, quella di 3 sta diventando una storia di successo, visto i numeri fin qui prodotti e visto la capacit&amp;agrave; di affermarsi come promotore delle innovazioni introdotte dall'UMTS, il cui impatto sul mercato comincia finalmente a farsi sentire dopo anni di timori sul successo della tecnologia mobile europea di terza generazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, nonostante la creativit&amp;agrave; e l'innovativit&amp;agrave; della propria comunicazione, a Blu sono mancati i numeri per affermarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un prossimo intervento si cercher&amp;agrave; di capire quali sono stati i motivi di questa mancanza di successo a fronte dei risultati ottenuti, fino ad oggi, da H3G con il proprio marchio 3.</content>
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<issued>2005-05-05T14:11:00+02:00</issued>
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<title mode="escaped" type="text/html">Fiat e l'amor patrio</title>
<content mode="escaped" type="text/html" xml:base="http://www.giusepperollino.com/blog/index.html" xml:space="preserve">Segnalo un'interessante discussione sul tema "La pubblicit&amp;agrave; dei marchi del Gruppo FIAT" su &lt;a href="http://www.mlist.it/"&gt;www.mlist.it&lt;/a&gt;. Di seguito, il mio contributo alla discussione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Salve a tutti,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;mi permetto di dare il mio punto di vista sulla pubblicit&amp;agrave; che almeno un obiettivo l'ha raggiunto: colpire, nel bene o nel male, l'attenzione di un pubblico che credo sia piuttosto vasto. Insomma, la massima di Wilde &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;egrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; rispettata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Onestamente non trovo sia una caduta di gusto o altro. I marchi di Detroit hanno adottato questa stessa leva (il sentimento nazionale) negli anni '80 per resistere all'invasione dei marchi Giapponesi e non ho sentito nessuno fiatare in modo contrario. L'esperienza americana per&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;ograve;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;egrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; significativa per il caso Fiat in altro senso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il problema non &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;egrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; tanto far leva sul sentimento nazionale (posso interpretare il messaggio in tal senso: "Comprare i marchi stranieri &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;egrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; un tale favore alle economie straniere che i tedeschi, i francesi, i giapponesi e gli altri ti ringraziano. Quindi, compra italiano") che &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;egrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; uno dei tanti possibili interruttori dei comportamenti umani; semmai, il problema &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;egrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; la qualit&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;agrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; complessiva di ci&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;ograve;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; che acquisti e la capacit&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;agrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; di trasmettere questo insieme di valori al potenziale cliente. Per intenderci, trovo che Fiat abbia un grosso problema su quest'ultimo punto: anni e anni di errori e di troppi compromessi qualitativi hanno creato un forte baratro fra la percezione del cliente e la realt&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;agrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; del prodotto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Talmente grosso che non &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;egrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; sufficiente fare una macchina buona per riparare al problema; ne servono tante. Non basta aver fatto una Fiat Stilo buona (indipendentemente dal successo ottenuto dall'auto), serve una storia di auto di ottima qualit&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;agrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;, per poterla poi comunicare a persone che partono da un preconcetto: le auto FIAT sono di pessima qualit&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;agrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Personalmente trovo che questo baratro si sia creato negli anni '80 e sia peggiorato nei successivi '90. Tanto per fare un esempio, la FIAT 127 (uscita di produzione sul finire degli anni '70 e sostituita dalla FIAT RITMO) era un auto che aveva creato quello che oggi &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;egrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; il segmento C, le famose MEDIE. Era un auto affidabile, innovativa, spaziosa, accattivante con un motore che, come diceva sempre mio nonno (felice possessore per 25 anni di una 127 verde): "Poteva essere preso a martellate senza fermarsi mai". Nonostante ci&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;ograve;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;, la Fiat ha inanellato in circa 20 anni prodotti fallimentari a non finire. E con se ha trascinato gli altri marchi (e ancora non &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;egrave;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; riuscita a tirare fuori dal fango la Lancia).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Personalmente trovo sia questo il problema, che riguarda tutte le 4 P del marketing, e non solo la comunicazione che, da sola, non ha mai fatto la fortuna n&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&amp;aacute;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; la disgrazia di nessuna azienda.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Per chi volesse approfondire, qui trova la &lt;a href="http://www.mlist.it/archivi.html"&gt;discussione&lt;/a&gt; ed il mio commento &lt;a href="http://www.mlist.it/archivi/env/msgid-33684.html"&gt;originale&lt;/a&gt;.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</content>
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<title mode="escaped" type="text/html">Dove, pubblicit&amp;agrave; EMEA</title>
<content mode="escaped" type="text/html" xml:base="http://www.giusepperollino.com/blog/index.html" xml:space="preserve">Una breve indicazione sul marketing di uno dei prodotti pi&amp;ugrave; Old Economy che esista: sapone. Soprattutto, una curiosit&amp;agrave; che ho sulla campagna pubblicitaria della DOVE (vedi&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.dove.com/"&gt;http://www.dove.com&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La campagna &amp;egrave; centrata sul vero concetto di bellezza e si articola secondo domande che mettono alla prova la nostra percezione della bellezza. Un esempio la foto di una donna di circa 90 anni che, nonostante le rughe e l'et&amp;agrave;, &amp;egrave; un inno alla bellezza. Due valutazioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;   &lt;li&gt;la prima: bella l'idea, bellissima la realizzazione grafica (fondo neutro, primi piani delle modelle e domanda con due [mi pare] risposte possibili), bello il concept;&lt;/li&gt;   &lt;li&gt;la seconda: perch&amp;eacute; non sbarcata in Italia, dove si insiste con la tradizionale campagna pubblicitaria che ricalca gli standard di nicchia (sapone di bellezza) fissati anni fa dalla Procter &amp; Gamble con il brand CAMAY? Immaturit&amp;amp;agrave; del mercato italiano a questo tipo di messaggio innovativo?&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt; Per chi volesse approfondire o vedere altre opinioni, questo post &amp;egrave; oggetto di un confronto su &lt;a href="http://www.mlist.it/archivi.html"&gt;www.mlist.it&lt;/a&gt;.</content>
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<title mode="escaped" type="text/html">L'informazione alla clientela di Trenitalia S.p.A.</title>
<content mode="escaped" type="text/html" xml:base="http://www.giusepperollino.com/blog/index.html" xml:space="preserve">Viaggiando in treno capita, prima o poi, il momento in cui ti trovi a doverti far rimborsare dei biglietti non utilizzati. E bisogna sperare di non arrivare mai a questo, perch&amp;eacute; altrimenti si finisce vittima di uno dei nervi ancora scoperti della gestione di quelle che furono le Ferrovie dello Stato e oggi &amp;egrave; Trenitalia S.p.A.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trovo illuminante qualcosa successami questo fine settimana. Prenoto dei biglietti per un fine settimana da trascorrere con mia moglie a Perugia. Cambiamo idea e cerchiamo informazioni sul sito &lt;a href="http://www.trenitalia.it/"&gt;www.trenitalia.it&lt;/a&gt; dove veniamo a sapere che su un biglietto intercity perderemo il 20% del valore complessivo e l'intero importo della prenotazione effettuata. Non mi soffermo sulle ragioni del perch&amp;egrave; debba perdere denaro facendo valere semplicemente ci&amp;ograve; che in altri settori viene effettuato normalmente attraverso il diritto di recesso. Ad ogni modo, mi reco il giorno dopo presso la biglietteria di una delle pi&amp;ugrave; importanti stazioni della rete Grandi Stazioni. E qui, ottengo da tre persone altrettante risposte diverse. Nell'ordine:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;   &lt;li&gt; l'addetto alla biglietteria normale sostiene che i miei biglietti, fatti attraverso la biglietteria automatica e pagati con Bancomat, non saranno rimborsati in danaro ma con un buono che mi sar&amp;agrave; recapitato presso il mio domicilio. Non se ne capisce bene il motivo, ma pare che sia giusto cos&amp;igrave;. Tempo stimato per il rimborso: 6 mesi circa. Qualit&amp;agrave; dell'informazione fornita: scoraggiante delirio di un dipendente;&lt;/li&gt;   &lt;li&gt;l'addetto al servizio informazioni sostiene che il biglietto sar&amp;agrave; restituito nella modalit&amp;agrave; da me indicata nella domanda di rimborso che devo consegnare, insieme ai biglietti, presso la biglietteria. Qualit&amp;agrave; della risposta: incompleta e asettica rispetto a quanto gi&amp;agrave; indicato dal sito e sul retro dei biglietti (quindi, non si capisce il valore aggiunto apportato dall'ufficio informazioni) ;&lt;/li&gt;   &lt;li&gt;il secondo addetto alla biglietteria normale sostiene che i miei biglietti saranno rimborsati subito ed in contanti ma solo esibendo il tesserino Bancomat utilizzato per l'acquisto. Ovviamente il tesserino era rimasto a casa, ma questo &amp;egrave; un altro problema. Qualit&amp;agrave; dell'informazione: mah, difficile giudicare. Tutto sommato, ho risolto il mio problema, ma non ho capito perch&amp;eacute; serviva esibire il mio tesserino Bancomat.&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt; Alla fine &amp;egrave; quest'ultima soluzione a concretizzarsi, ma l'impressione &amp;egrave; che:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;   &lt;li&gt;i dipendenti addetti al contatto con il cliente non abbiano ben chiare le procedure previste in base alle diverse casistiche possibili. Pertanto, ognuno finisce per avere la sua verit&amp;agrave; e la sua modalit&amp;agrave; operativa, ingenerando confusione e frustrazione nel cliente e tutto (o quasi) &amp;egrave; lasciato alla buona volont&amp;agrave; dei singoli;&lt;/li&gt;   &lt;li&gt;gli addetti alla biglietteria non hanno ben chiara la differenza fra una Carta di Credito (con la quale Trenitalia non ha disponibilit&amp;agrave; immediata del contante) e un Bancomat (con la quale il trasferimento di denaro &amp;egrave; immediato).&lt;br /&gt;  &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt; Insomma, la strada da fare per aumentare la qualit&amp;agrave; complessiva del servizio alla clientela direi &amp;egrave; ancora tanta.</content>
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