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05 maggio 2005

giusepperollino.com | It's a marketing blog Fiat e l'amor patrio

Segnalo un'interessante discussione sul tema "La pubblicità dei marchi del Gruppo FIAT" su www.mlist.it. Di seguito, il mio contributo alla discussione:

Salve a tutti,

mi permetto di dare il mio punto di vista sulla pubblicità che almeno un obiettivo l'ha raggiunto: colpire, nel bene o nel male, l'attenzione di un pubblico che credo sia piuttosto vasto. Insomma, la massima di Wilde è rispettata.

Onestamente non trovo sia una caduta di gusto o altro. I marchi di Detroit hanno adottato questa stessa leva (il sentimento nazionale) negli anni '80 per resistere all'invasione dei marchi Giapponesi e non ho sentito nessuno fiatare in modo contrario. L'esperienza americana però è significativa per il caso Fiat in altro senso.

Il problema non è tanto far leva sul sentimento nazionale (posso interpretare il messaggio in tal senso: "Comprare i marchi stranieri è un tale favore alle economie straniere che i tedeschi, i francesi, i giapponesi e gli altri ti ringraziano. Quindi, compra italiano") che è uno dei tanti possibili interruttori dei comportamenti umani; semmai, il problema è la qualità complessiva di ciò che acquisti e la capacità di trasmettere questo insieme di valori al potenziale cliente. Per intenderci, trovo che Fiat abbia un grosso problema su quest'ultimo punto: anni e anni di errori e di troppi compromessi qualitativi hanno creato un forte baratro fra la percezione del cliente e la realtà del prodotto.

Talmente grosso che non è sufficiente fare una macchina buona per riparare al problema; ne servono tante. Non basta aver fatto una Fiat Stilo buona (indipendentemente dal successo ottenuto dall'auto), serve una storia di auto di ottima qualità, per poterla poi comunicare a persone che partono da un preconcetto: le auto FIAT sono di pessima qualità.

Personalmente trovo che questo baratro si sia creato negli anni '80 e sia peggiorato nei successivi '90. Tanto per fare un esempio, la FIAT 127 (uscita di produzione sul finire degli anni '70 e sostituita dalla FIAT RITMO) era un auto che aveva creato quello che oggi è il segmento C, le famose MEDIE. Era un auto affidabile, innovativa, spaziosa, accattivante con un motore che, come diceva sempre mio nonno (felice possessore per 25 anni di una 127 verde): "Poteva essere preso a martellate senza fermarsi mai". Nonostante ciò, la Fiat ha inanellato in circa 20 anni prodotti fallimentari a non finire. E con se ha trascinato gli altri marchi (e ancora non è riuscita a tirare fuori dal fango la Lancia).

Personalmente trovo sia questo il problema, che riguarda tutte le 4 P del marketing, e non solo la comunicazione che, da sola, non ha mai fatto la fortuna ná la disgrazia di nessuna azienda.

Per chi volesse approfondire, qui trova la discussione ed il mio commento originale.

Ha scritto Giuseppe alle 14:11    

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